Servizio di Supporto allo Studio -Livorno

per studenti con disturbi specifici dell'apprendimento o difficoltà scolastiche

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Il tempo, la noia, il gioco

Pubblicato il 23 marzo 2016 alle 16.55 Comments commenti (0)

A cura del Dott.  Daniele Mannini 

I ragazzi non parlano, non dicono, non sanno che cosa dire ma sentono il disagio e si comportano di conseguenza. Ed è molto pericoloso per un ragazzo non trovare una risposta al disagio che sta provando perché se smette di studiare, non vuole andare a scuola, inizia a prendere brutti voti........, tutto questo non si fermerà solo alla dimensione studio, il ragazzo progressivamente incomincerà a pensare di non essere capace forse anche di fare le stesse cose che fanno gli altri, forse anche di non essere un bravo figlio,abbassando drasticamente la propria autostima.                                                                                                                                                                                                                                              A casa che cosa manifesterà un ragazzo? Tutto questo ha a che fare con la dimensione tempo. Come vivono il loro presente, come spendono i loro tempo. Lo usano per fare cose,usano per costruire relazioni, per proiettarsi nel futuro, per giocare, per sognare? Oppure è un tempo che diventa troppo, con cui non si sa che cosa fare? Se lo lasciano scivolare addosso?Una dimensione fondamentale del tempo è la noia: un tempo presente in cui manca il piacere. È un termine che usiamo anche riferito persone: “è noioso”, l'aggettivo riferito ad una persona la cui compagnia non ci suscita entusiasmo, piacere. Quando proviamo la noia sentiamo la mancanza di piacere per il nostro presente perché è un presente che non è eccitante, che non ci stimola e ci dà la sensazione di perdere il nostro tempo. Proprio per questo la percezione della noia è anche il più potente stimolo per cercare di modificare una situazione che non ci piace. È il sentire, avvertire la noia che alimenta il desiderio di qualche cosa altro, che dà energia al nostro tendere verso qualcos'altro, verso un'altra dimensione. Nella nostra società siamo bersagliati da una quantità enorme di stimoli; siamo in continuo contatto con un esterno che penetra potentemente anche le nostra mura domestiche. Attraverso la televisione avevamo portato il mondo in casa nostra ed adesso con i socialnetwork portiamo anche gli amici in casa nostra, nello spazio di un clic. Nella mia generazione il desiderio di un futuro diverso da quella sensazione di vuoto e di isolamento sperimentata in una domenica pomeriggio è stata il primo motore, la prima spinta per cercare altre cose, che fosse un amico, che fosse una ragazza, che fosse un libro o un gruppo. Abbiamo avuto la sensazione di un muro che divideva le nostre ancor giovani vite dal mondo pieno in cui saremmo entrati, ed abbiamo passato molto tempo parlando,sognando e provando ad entrarci. Credo che i nostri genitori abbiano scorto il nostro nonaver niente da fare il nostro non saper che cosa fare e forse qualche volta lo hanno anche criticato ma dobbiamo riconoscere loro il merito nell'aver avuto la saggezza di non essere intervenuti per cercare di accompagnarci fuori da quella dimensione. Con i nostri figli non siamo stati probabilmente allo stesso modo saggi, li abbiamo tempestatidi stimoli, di attività da fare, li abbiamo lasciati poco nel loro tempo e adesso,molti di loro trovano alla difficoltà a starci. Li abbiamo cresciuti circondandoli di giochi,dove la casa della bambola è veramente la casa di una bambola ed un castello è veramenteun castello, togliendo loro il piacere di lasciare immaginare che una scatola di scarpe potessero diventare, magicamente, nella loro fantasia, la casa più bella e il castello più impenetrabile. Li portiamo precocemente a fare una quantità di attività sportive, dove sono confrontati con il gioco, la regola, la gara. Li circondiamo di giochi strutturati ad ogni Natale,compleanno, Pasqua. Che cos'è che, noi, temiamo? Abbiamo paura di non dar loro troppo amore? Abbiamo paura di non dar loro abbastanza, che non riempire a sufficienza il loro tempo? Oppure il problema tutto nostro, siamo noi che non sappiamo tollerare il vuoto? Li circondiamo di stimoli ma non sono questi che forniranno loro gli strumenti per appropriarsi del loro mondo; gli stimoli le rendono dipendenti da noi che glieli forniamo.Quello che non sappiamo fare è strutturare per i nostri figli delle “esperienze di noia”,predisporre per loro momenti di tempo non strutturato. Dobbiamo fare attenzione a questa dimensione perché le giovani generazioni si confrontano con qualcosa che mai prima di ora è accaduto e non siamo in grado di predirne gli esiti: I nostri ragazzi possono fuggire la sensazione di spiacevolezza e di mancanza di eccitazione che noi definiamo come noia in un modo molto incommensurabilmente più facile e semplice di quello che è stato per le precedenti generazioni. l'offerta di programmi televisivi adesso è enorme, La possibilità di vedere rivedere programmi televisivi attraverso il computer è illimitata, è possibile stare in continuo contatto, spesso anche non comunicativo con altri attraverso i social network, è possibile calarsi in una realtà virtuale attraverso l'uso del PC e dei videogiochi. Come passano il tempo nostri figli? Dove finisce lo svago ricreativo ed inizia l'incapacità di confrontarsi con la dimensione tempo sviluppando meccanismi di evitamento con il rischio di entrare nella dipendenza e in alcuni casi strutturare la patologia? Sono domande che rischiamo di non farci a sufficienza.

 

Crescere a scuola - l'adolescenza e la costruzione dell'identità

Pubblicato il 18 marzo 2016 alle 16.05 Comments commenti (0)

A cura del Dott. Daniele Mannini 


Lo sviluppo adolescenziale è il tempo in cui ragazze e ragazzi abbandonano progressivamente gli investimenti infantili ed iniziano ad osservare il “mondo adulto”. Per l’individuo la crisi adolescenziale rappresenta la rottura di un equilibrio: gli investimenti infantili (i genitori e la famiglia come universo di appartenenza) devono essere sostituiti da altri investimenti. È un periodo questo in cui il tentativo di proiettarsi in un'altra dimensione è spesso accompagnato atteggiamentidi confronto e di scontro con i propri familiari. Spesso il modo in cui i genitori si confrontano con questa fase della vita dei figli ha importanti conseguenze sia in tutto ciò che può costituire un fattore di sostegno facilitante, ma anche difficoltà reciproche di comprensione che possono avere ripercussioni significative nella costruzione dell'identità dell'adolescente. In questi nuovi investimenti entra a far parte il confronto con i coetanei come investimento effettivoe come ricerca di un modello o più modelli a cui riferirsi. Il nuovo equilibrio che deve essere raggiunto e richiede un livello di maggiore funzionalità in relazione alle opportunità e le responsabilità di un piano adulto. È in questo momento che i ragazzi, incominciano ad avere aspettative circa il futuro collocamento sociale (cosa farò da grande) in rapporto con la propria identità sociale ( come sarò da grande).E' imortante soffermarsi su questo primo aspetto e fare alcune precisazioni. È vero che i bambini spesso fanno delle fantasie su che cosa vorranno fare quando saranno grandi, e non è infrequente sentire le esplicitazioni di questa proiezione nel futuro ma tutto ciò è diverso da ciò che accade nell'adolescenza. Se chiediamo ad un adolescente che cosa sarebbe interessato a fare da grande è possibile anche che non sappia rispondere, che dica che non lo sa, che non ci ha ancora pensato. Il processo non è tanto diverso da ciò che accade ad un bambino quando inizia a fare sport: c'è una fase iniziale in cui il ragazzino che corre dietro un pallone sogna di essere dentro ad uno stadio e la ragazzina che fa danza si immagina sotto le luci del saggio di fine anno. Quando iniziamo c'è una sovrapposizione tra gioco e sport il sogno del domani è sempre, in qualche forma, presente. Sarà il tempo, gli anni successivi, il confronto con i compagni di squadra a scrivere le versioni rivedute e corrette del sogno iniziale. Qualcosa di non dissimile accade con la costruzione dell'identità adulta. All'inizio tutto è possibilepoi iniziano le strade sbarrate e per alcuni la riduzione delle opportunità di scelta rischia didiventare drastica.Un adolescente non sa che cosa vuole fare da grande ma in qualche modo inizia a farsi un'idea diciò che non potrà fare, di ciò che non sarà in grado di fare. Questa consapevolezza è soprattutto una consapevolezza che agisce a livello inconscio.ho passato molti anni della mia vita professionale a contatto con i ragazzi della scuola mediainferiore. Ho visto bambini, all'inizio della prima crescere velocemente nei tre anni di scuola e già nella scelta della scuola superiore si capiva che i ragazzi avevano compiuto delle scelte difficilmente reversibili, soprattutto per coloro che rivedevano al ribasso il loro sogno. Qualcosa per loro eradiventato irraggiungibile nello spazio di tre anni. Una rinuncia era già compiuta.Anche ragazzi molto intelligenti possono poi ridefinire in modo riduttivo le proprie ambizioni cosìcome ragazzi meno brillanti possono invece riuscire ad inserirsi con successo in percorsi maggiormente impegnativi. Non è l'intelligenza che seleziona, in definitiva, ma la capacità di resistere, di essere tenace nel conseguimento di questi obiettivi. Non esiste una regola, non c'è un codice valido per tutti: il modo in cui la personalità e l'identitàdell'individuo si costruiscono sono il risultato di una molteplicità di azioni e di contesti differenti.Così come piccoli rivoli poi confluendo insieme finiscono con il formare un fiume, anche la costruzione dell'identità nell'età evolutive soprattutto nell'adolescenza è il risultato di una molteplicità di piccole azioni dell'adolescente e di chi gli sta attorno.

L'ADOLESCENTE: INCONSAPEVOLE PORTATORE DI "FANTASTICHE EMOZIONI"

Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 15.05 Comments commenti (0)

A cura della Prof.ssa Lucia Esposito

Ebbene, seppure l’adolescenza sia il periodo della vita più turbolento e faticoso da vivere, come ha ben spiegato nel suo articolo il Dottor Mannini “Sono molte le difficoltà che si devono affrontare in adolescenza….A volte è qualcosa che ha a che fare con il confronto con i coetanei, con il debutto relazionale, un aspetto del proprio corpo che non piace; non riuscire a stabilire un pò di intimità con i pari o una situazione familiare turbata. Altre volte ancora è il non trovarsi nella scuola che si frequentata. ….”, da insegnante, con esperienza ormai più che decennale, sono giunta a considerare questa età con molto rispetto e attenzione, considerando le possibili variabili che comporta. Ogni singolo mio alunno è un scrigno di emozioni, di conoscenza, di affetto, di confusione,di esuberanza! Solo quando si nega loro la possibilità di aprirsi e farsi conoscere, quando gli si nega la possibilità di essere se stessi nel rispetto degli altri, allora iniziano i problemi. “Il disagio”. Ma, l’adolescente è una persona positivamente ricca, occorre solo farglielo sapere. E, con degli esempi, voglio condividere alcuni pensieri di alcuni adolescenti di qualche anno fa sui temi più tabù, in questa fase della vita: l’amore e la relazione, la comunicazione con l’altro. Un giorno ho dato un tema in classe: Diventare una persona capace di amare e di farsi amare. Ti piace questo progetto di vita? Fai degli esempi anche negativi attingendo alla tua esperienza. Ebbene, questi adolescenti da cui a volte prendiamo le distanze, mi hanno emozionato e stupito di come potessero avere già un concetto di relazione intrapersonalee interpersonale così definito e realistico e li ringrazio per averlo voluto condividere con me. Tommaso:” Riuscire ad amare è una cosa bellissima che viene dal profondo di noi stessi e non avviene per caso; mentre riuscire ad essere amati è più complicato,perché ognuno di noi è completamente diverso dagli altri……Quello che dobbiamo veramente osservare e percepire sono le emozioni che la persona amata ci suscita…..”Leonardo:”L’amore verso una persona non significa solo essere affascinati dal suo aspetto esteriore,ma soprattutto essere attratti dalle sue doti interiori, dalla capacità di riuscire ad esternare la propria affettività senza timori di essere presi in giro. I primi turbamenti d’amore avvengono proprio nel periodo adolescenziale, quando si avverte il bisogno di avvicinarsi sentimentalmente all’altro……..Secondo me, amare è più facile soprattutto per chi è tendenzialmente più dolce e affettuoso, mentre e più problematico farsi amare perché gli altri possono essere crudeli”Denise:” Ogni persona desidera essere amato, ma non è una cosa semplice…..per essere amati bisogna essere generosi, ma non si ha mai la conferma che gli altri siano generosi a loro volta…….Ovviamente anche io cerco qualcuno che mi possa comprendere e amare, ma non riesco a fidarmi, ciò mi allontana daglialtri e mi fa chiudere in me….”Marta:” …certo che è un bel progetto di vita quello di diventare una persona capace di amare e di farsi amare,anche se farsi amare è più difficile, perché a volte si commettono degli errori che non sempre sono compresi ed è più semplice allontanarsi che chiarirsi come……” Ecco, gli adolescenti sono anche questo! Spero che quanto raccontato possa far comprendere soprattutto ai genitori, quanto i figli, in questa fascia di età, pur essendo turbolenti e spesso irritanti, racchiudano in sé emozioni fantastiche, confuse, ma genuine,per questo bisogna essere pazienti e proporsi come guida quasi invisibile, tenendo aperto sempre il dialogo e...... la scuola, un insegnante, in tutto ciò riveste un ruolo molto importante, in qualità di contesto/figura di riferimento esterna alla famiglia. 

Chi scelgo di essere? _ La costruzione dei Sé possibili

Pubblicato il 15 settembre 2015 alle 10.10 Comments commenti (0)

A cura del Dott. Daniele Mannini

Primo giorno di scuola di tre anni fa, una delle tante "I G", scuola media di una città toscana; genitori attenti alle indicazioni dell'insegnante lungo le pareti di un'aula. Sui banchi i volti curiosi e intimiditi da quel nuovo ambiente. In tre anni da bambini diventeranno ragazzi. Li vediamo, nella loro stanza, tra libri e quaderni che li separano da un’ estate in cui si sentiranno improvvisamente più grandi.

Se nella prima infanzia i passaggi fondamentali per la crescita avvengono essenzialmente all'interno della famiglia, in seguito la scuola nei suoi aspetti di formazione cognitiva, affettiva e relazionale diventa sempre più rilevante e nell'adolescenza la dimensione scolastica può rappresentare un riferimento fondamentale nella vita di un ragazzo. Nei nostri ricordi di scuola non sarà difficile ritrovare l'immagine di un insegnate cui siamo stati grati per averci aiutato a scorgere qualcosa di importante. Non sempre questo accade e non per tutti quei ricordi sono piacevoli. Ho incontrato diversi alunni dotati di intelligenza e potenzialità che nel corso degli anni dell'obbligo hanno mostrato un crescente disimpegno verso la costruzione del loro futuro attraverso lo studio. Prima c'era un bambino come tutti gli altri.

Cosa è accaduto? Sono molte le difficoltà che si devono affrontare in adolescenza, rilevante è come si arriva a quell’appuntamento. A volte è qualcosa che ha a che fare con il confronto con i coetanei, con il debutto relazionale, un aspetto del proprio corpo che non piace; non riuscire a stabilire un pò di intimità con i pari o una situazione familiare turbata. Altre volte ancora è il non trovarsi nella scuola che si frequentata. Un adolescente non chiede facilmente aiuto perchè – spesso - tutto ciò fa parte di una dimensione psichica tenuta nascosta, di cui si vergogna. Non è facile capire cosa, ma il come ciò si manifesta è chiaro. Una parte importante di queste problematiche si rende visibile proprio sui banchi di scuola, concretizzandosi in una progressiva perdita di interesse per le attività scolastiche. Non si tratta di scarse capacità; c'è la sfiducia in se stessi.

Nella scuola, come nello sport, le mete che un adolescente si prefigge non sono basate sulla valutazione oggettiva delle proprie possibilità ma sul grado di fiducia riposto nelle stesse. Quando si insedia la sfiducia diventa difficile, a volte umiliante, recuperare il tempo perso. E’ improbabile che un adolescente continui a fare uno sport in cui non si sente più capace; è molto più facile che si rivolga ad altro.

Nell'adolescenza pensiamo al nostro futuro anticipandocelo, proiettiamo nella nostra mente immagini di come potremmo essere. In psicologia si chiamano i “Se possibili”: ciò che desideriamo diventare, ciò che temiamo di essere. Quest'ultimo è il “Se” più pericoloso perchè comporta il sentirsi inadeguato, sminuito rispetto agli altri. Provare vergogna per ciò che temiamo di essere. È per scongiurare la vergogna che in quell'età possiamo mettere in atto comportamenti pericolosi. Un ragazzo può pensare di diventare adulto in molti modi, se non riesce ad investire in un progetto a lungo termine come lo studio dovrà avere qualche altra prospettiva, altrimenti potrà cercarsi l'iniziazione attraverso la sfida alle regole sociali o ai limiti personali come accade nell'assunzione di alcolici o di sostanze o nella guida pericolosa oppure, se prevale l'atteggiamento di rinuncia, assisteremo ad una progressiva perdita di interessi e rapporti sociali, con il rischio di strutturare una depressione.

Quando guardiamo l'adolescenza tendiamo a dividerci tra critici e indulgenti ma né il primo atteggiamento né il suo contrario hanno un gran senso. L’importante è non lasciare in solitudine quel ragazzo che iniziava a mostrare un disagio, mentre si accingeva ad entrare in una delle tante “I G”, in un settembre di una nostra città.

 

 


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